La psicomotricità in estate non va in vacanza! ☀️😉

Si sa: con l’arrivo dell’estate , e con la chiusura delle scuole, le attività per l’infanzia tendono a fermarsi.
E se un periodo di riposo e di decompressione dai ritmi frenetici della stagione invernale è più che meritato ed importante; va anche detto che l’estate, proprio per i suoi ritmi più rallentati, è il momento che più si presta alla possibilità di fermarsi per fare il punto della situazione su se stessi e soprattutto sui propri bambini.
Con la fine delle scuole infatti si tirano le somme di quello che è stato il percorso di crescita dei propri figli durante l’anno, e il confronto con il giudizio di insegnanti ed educatori rispetto alle competenze raggiunte (o meno) dei propri piccoli pone inevitabilmente di fronte ad una riflessione.
Dai giudizi scolastici, e dalle conseguenti riflessioni che i genitori fanno, nascono spesso dubbi ed incertezze riguardo alla corretta crescita dei propri bambini. Ecco perché come Psicomotricista, ritengo che la stagione estiva possa essere la più indicata per avvicinarsi ad un percorso psicomotorio: a volte non sono i bambini ad avere delle oggettive difficoltà, ma sono piuttosto i loro genitori a detenere delle paure, delle ansie che li attanagliano e che li rendono poco sicuri nei confronti dei figli. Molto spesso invece, proprio quelle sensazioni che i genitori covano dentro a lungo, trovano poi riscontro nei giudizi degli insegnanti.
In entrambi i casi quindi parlare con uno Psicomotricista, del proprio vissuto di genitori, e delle criticità che si osservano nei propri bambini, può rivelarsi utile, se non addirittura strategico, nella risoluzione di situazioni di empasse genitoriale. Nel corso di una consulenza psicomotoria, lo Psicomotricista sarà in grado infatti di discriminare le situazioni che andranno poi approfondite e che sfoceranno probabilmente in un percorso psicomotorio, da quelle in cui dei semplici e pratici consigli psico-pedagogici potranno aiutare questi genitori a districarsi dalle difficoltà incontrate.
Meno male allora che la psicomotricità in estate non va in vacanza!!!😉

Augurandovi quindi una serena e riposante estate assieme ai vostri bambini; vi rinnovo la mia disponibilità a ricevere anche nei mesi di giugno, luglio e agosto per CONSULENZE PSICOMOTORIE e PERCORSI INDIVIDUALI.

Le attività di gruppo riprenderanno invece con l’inizio del prossimo anno scolastico.

Per info e appuntamenti:
marinapavesi87@gmail.com

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Il legame genitore- figlio attraverso il dialogo tonico-emozionale

1-166Al via domani un nuovo percorso di psicomotricità rivolto a genitori e figli insieme. Il corso suddiviso in due fasce d’ età: 24/36 mesi e 3/6 anni, mira a rinforzare il legame tra genitori e figli attraverso il gioco corporeo.

Come psicomotricista amo lavorare su questo canale di comunicazione in quanto è il mezzo privilegiato che il bambino utilizza sin dalla nascita per dialogare con i propri genitori. Attraverso il gioco inoltre piccoli e grandi hanno la possibilità di sperimentare e sperimentarsi, scoprendo ad ogni incontro qualcosa di più su se stessi e sull’ ambiente relazionale che li circonda!

Per chi fosse incuriosito e volesse saperne di più, vi invito a contattarmi!

Buona psicomotricità a tutti 😉

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Quando la psicomotricità educativa può diventare terapeutica…

Oggi vorrei condividere con voi il senso di integrare bambini con disabilità all’ interno di progetti psicomotori di tipo educativo.

Innanzitutto dobbiamo fare  delle distinzioni tra il senso della presa in carico psicomotoria di tipo terapeutico, e il senso dell’ attività di tipo educativo.

Come già ho spiegato in post precedenti, la psicomotricità si occupa del sano sviluppo del bambino sotto il profilo motorio, cognitivo e relazionale, e per far questo si lavora sia in senso preventivo-educativo: per permettere ai bambini di sviluppare tutti quelle  funzioni necessarie per crescere armoniosamente; sia in contesto di terapia: qualora queste funzioni risultino inapprese o danneggiate.  Lo psicomotricista nella presa in carico psicomotoria (per la peculiarità così globale della disciplina) può quindi trovarsi davanti diversi tipi di patologie e disturbi: si va infatti da quelle che sono le disfunzionalità dell’ atto motorio, a problematiche di tipo psichico, passando per i disturbi del linguaggio fino a quelli dell’ apprendimento, solo per citarne alcuni; alle varie sindromi (Down, Tourette, dello Spettro Autistico ecc) .

Per quanto riguarda l’ ambito educativo poi, mi sembra opportuno fare un distinguo anche tra quelle che sono le attività psicomotorie all’ interno delle ore scolastiche, e le varie proposte di psicomotricità pomeridiane, che si declinano come corsi di tipo extrascolastico. Le finalità di queste due attività infatti, seppur riferite entrambe all’ ambito educativo, sono differenti: all’ interno della scuola la psicomotricità viene proposta come momento integrativo dell’attività pedagogica- educativa, mentre nell’ ambiente extrascolastico la psicomotricità riveste l’ importante compito di configurarsi come un’occasione di socializzazione per i bambini in un setting protetto dove ad essere valorizzata non è solo la componente motoria, ma soprattutto quella relazionale- affettiva.

Valutando quindi le finalità dei diversi ambiti di intervento, vale la pena soffermarsi a riflettere sull’ importanza che può venire a ricoprire l’ambito educativo extrascolastico, per tutti quei bambini che stanno seguendo una terapia psicomotoria.

Vi farò ora un esempio, per cercare di rendere più comprensibile quello che sto cercando di dire.

Facciamo finta di avere un bambino di 6 anni affetto da sindrome di Down: Ettore (nome di fantasia).

Ettore viene seguito in terapia psicomotoria, supponiamo che questa abbia come obiettivi quelli di rendere Ettore il più autonomo possibile, quindi per esempio si lavorerà sulle autonomie di base come l’alimentazione, l’igiene ecc. Nella scuola dell’ infanzia di Ettore (dove è stato trattenuto un anno in più, data la sua patologia) inoltre è attivo un progetto psicomotorio al quale partecipano tutti i bambini della classe, in cui gli obiettivi sono quelli di far acquisire e consolidare le funzioni necessarie per un corretto sviluppo psicomotorio. I suoi compagni di classe però al pomeriggio frequentano anche un corso di psicomotricità presso l’ associazione sportiva del loro territorio (questa ovviamente è un’ attività di tipo educativo) e come abbiamo detto, Ettore fa già psicomotricità educativa a scuola, e psicomotricità individuale in forma terapeutica nello studio di uno psicomotricista.

Per quale motivo allora Ettore dovrebbe frequentare anche il corso extrascolastico al quale si sono iscritti i suoi amichetti? Senza contare il fatto che Ettore ha anche una disabilità importante, e quello è un corso educativo?

Beh, ognuno è libero di rispondere come crede ma io, da psicomotricista, sento che la risposta più professionale che posso darvi, è che per Ettore questo corso pomeridiano rappresenta quell’ occasione, di poter socializzare con gli altri coetanei, che tutti i suoi amichetti hanno già avuto; e in più la partecipazione al corso di gruppo crea ampie potenzialità alla terapia, che nel contesto di socializzazione può finalmente venir messa in pratica, restando però al tempo stesso, in un contesto privilegiato di attenzione alle difficoltà che Ettore presenta.

Per questi due motivi importanti: socializzazione con i coetanei in ambiente extrascolastico + consolidamento della terapia, credo che le attività di psicomotricità extrascolastiche siano una risorsa importante già per tutti i bambini, ma ancor di più là dove ci sia una disabilità.

Ma ora veniamo alla realtà: l’ Italia si sà, non è un paese per disabili, e anche nel contesto psicomotorio purtroppo questa affermazione non si sfata: se da una parte infatti sono fermamente convinta dell’ importanza e della necessità di far partecipare anche i bambini con disabilità a questo tipo di proposte; essendo poi la professionista che le attua, sarò anche onesta nel dire però che a livello pratico non è così semplice: per poter integrare e seguire correttamente questi piccoli all’ interno del gruppo, è infatti necessaria la presenta di un altro operatore, che possa restare a fianco del bambino e sostenerlo laddove la sua patologia gli impedisca di riuscire come gli altri. Avere un operatore in più però rappresenta in termini pratici un costo da sostenere. E a carico di chi poi?

Vorrei lasciarvi con questa domanda,convinta che questo articolo, vi abbia dato più di un tema su cui riflettere…

psicomotricità Marina Pavesi

La psicomotricità come attività principale negli anni della scuola dell’ infanzia

percorso psicomotorio: io e mamma insieme

Sempre più spesso i genitori mossi: dal consiglio delle maestre, da una cultura più sensibile ai bisogni del bambino e/o da uno stile di vita che lascia poco tempo libero agli adulti, sono alla ricerca di attività extrascolastiche in cui coinvolgere i propri figli più piccoli.

Ma se per i bambini dai 6 anni in poi, questo impegno extrascolastico, è ormai diventato una prassi comune, e non crea quindi grosse difficoltà di scelta ai genitori, per quanto riguarda i bambini della scuola dell’ infanzia capire verso che proposte indirizzare i bambini risulta fonte di grande perplessità e smarrimento. Non sono infatti solo i genitori ad essere spaesati, ma lo stesso ambiente scolastico che li invita ad attivarsi per i propri figli, spesso ha idee confuse o quanto meno piuttosto vaghe su quali siano le giuste attività verso cui muoverli.

Il risultato quindi è che le classiche attività rivolte ai bambini della scuola primaria, si ritrovano a dover inglobare anche le fasce d’ età della prima infanzia, rispondendo solo in minima parte a quelli che sono i bisogni di bambini così piccoli.

Un bambino di 3, 4, o 5 anni infatti ha senz’altro bisogno di “fare movimento” e quindi ben vengano le classiche attività di nuoto, danza e sport vari, ma attenzione alle modalità psico-pedagogiche di questi corsi, che non sempre, ma molto spesso, essendo nati per rispondere alle esigenze di bambini più grandi, vengono svolti da operatori non preparati per comprendere le dinamiche psico-affettive dei più piccoli.

Ecco perchè invece  la PSICOMOTRICITA‘, come attività extrascolastica, dovrebbe essere per quest’ età la scelta principale:

-il gioco psicomotorio si preoccupa di sviluppare non solo le capacità motorie del bambino, ma soprattutto quelle relazionali: sicuramente infatti è importantissimo saper camminare, correre, saltare o lanciare una palla correttamente; ma se poi questo gesto in mezzo ad altri bambini non riusciamo a farlo? o al contrario se non teniamo conto che se giochiamo con altri i tempi non coincidono con i nostri, ma dobbiamo rispettare quelli del gruppo? …

Ecco, se tutte queste abilità motorie le possediamo, ma non riusciamo a METTERLE IN RELAZIONE CON GLI ALTRI NELL’ AMBIENTE, possiamo veramente credere che queste ci siano in qualche modo utili?

-lo psicomotricista è un professionista preparato per cogliere le peculiarità caratteriali dei bambini nelle diverse fasce d’ età e riesce ad individuare quelle che sono devianze psicologiche anzichè normali manifestazioni caratteriali, e può quindi essere un punto di riferimento per i genitori: creando quel ponte tra le figure pedagogiche che stanno tutto il giorno con il bambino, e che sovente individuano le problematiche; e i genitori che, vuoi per il coinvolgimento affettivo, vuoi per una mancanza di conoscenze psico-pedagogiche, di fronte alle indicazioni delle insegnati si trovano spesso spiazzati ed increduli.

In definitiva quindi, un genitore che decide di iscrivere il proprio bambino al corso di nuoto ad esempio, senz’altro è degno di lode, perchè mosso dall’ intento di far fare al bambino un ‘ attività salutare; ma d’ altro canto, se si ferma a questo tipo di proposte che sono esclusivamente sportive, perde la possibilità di far vivere al bambino delle esperienze che egli vivrà come estremamente divertenti, perchè avvengono in un contesto ludico, che al contempo però rappresentano per il bambino una grande opportunità di poter esprimere la propria personalità in un ambiente contenuto, dove l’ operatore che propone l’ attività è un professionista che si distingue dalle altre professioni, proprio per la sua preparazione a considerare il bambino non solo sul piano motorio, ma soprattutto su quello affettivo- relazionale. La perdita quindi sarà anche per il genitore, che perderà la possibilità di avere un feedback professionale da una figura esterna all’ambito scolastico, ma interna a quello pediatrico, che potrà quindi portare all’ attenzione della famiglia quelle piccole problematiche che altrimenti, nei migliori dei casi, individuerebbero solo delle preparate e sensibili insegnati, con le quali spesso, per la paura di sentirsi giudicati, si fa fatica a confrontarsi.

psicomotricità

il rituale del disegno

ULTIMI POSTI Corso Genitori/ bambini assieme

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foto di una delle attività proposte all’ interno del corso

Cari genitori, vi informo che se sabato vi siete persi l’incontro di prova, del corso di psicomotricità per genitori e bambini assieme, ma volevate comunque partecipare, siete ancora in tempo! sono rimasti infatti ancora alcuni posti liberi…

Allora che aspettate? contattatemi x avere qualche info in più 🙂

marinapavesi87@gmail.com

Anche il sito BAMBINI 0-3 parla del corso genitori/bambini assieme :)

L’ interesse per il corso di psicomotricità genitori/bambini assieme cresce!!!

Sono felice infatti di informarvi che un altro sito dedicato all’ età evolutiva, ha pubblicato un articolo che parla di psicomotricità e in particolare di questo corso che tengo a Nogarole Rocca (VR)!

cliccando su questo link “Bambini 0-3” avrete la possibilità di leggere l’intero articolo.

Buona lettura 🙂

Il sito VITA DA MAMMA parla del corso genitori/bambini assieme

Il sito VITA DA MAMMA ha pubblicato un articolo che racconta cos’è, da dove è nato, e come si svolge il corso di psicomotricità per genitori e bambini assieme! qui sotto trovate il link all’ articolo…

Buona lettura 🙂

Articolo su vitadamamma.com