Anno nuovo… NUOVI CORSI ;)

Tra pochi giorni ricominceranno le scuole, e dopo questo periodo di vacanza, riprenderanno anche i miei corsi di psicomotricità 🙂

Di seguito quindi troverete le varie proposte del 2014, con un’ importante novità: il mio primo corso di psicomotricità per ADULTI, che condurrò assieme ad una carismatica attrice teatrale veronese, nonché amica: Franca Zanetti !!!

Proposte diverse, per età diverse…

A VOI LA SCELTA !

Per info e prenotazioni non esitate a contattarmi 😉

A presto

Marina

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Quando la psicomotricità educativa può diventare terapeutica…

Oggi vorrei condividere con voi il senso di integrare bambini con disabilità all’ interno di progetti psicomotori di tipo educativo.

Innanzitutto dobbiamo fare  delle distinzioni tra il senso della presa in carico psicomotoria di tipo terapeutico, e il senso dell’ attività di tipo educativo.

Come già ho spiegato in post precedenti, la psicomotricità si occupa del sano sviluppo del bambino sotto il profilo motorio, cognitivo e relazionale, e per far questo si lavora sia in senso preventivo-educativo: per permettere ai bambini di sviluppare tutti quelle  funzioni necessarie per crescere armoniosamente; sia in contesto di terapia: qualora queste funzioni risultino inapprese o danneggiate.  Lo psicomotricista nella presa in carico psicomotoria (per la peculiarità così globale della disciplina) può quindi trovarsi davanti diversi tipi di patologie e disturbi: si va infatti da quelle che sono le disfunzionalità dell’ atto motorio, a problematiche di tipo psichico, passando per i disturbi del linguaggio fino a quelli dell’ apprendimento, solo per citarne alcuni; alle varie sindromi (Down, Tourette, dello Spettro Autistico ecc) .

Per quanto riguarda l’ ambito educativo poi, mi sembra opportuno fare un distinguo anche tra quelle che sono le attività psicomotorie all’ interno delle ore scolastiche, e le varie proposte di psicomotricità pomeridiane, che si declinano come corsi di tipo extrascolastico. Le finalità di queste due attività infatti, seppur riferite entrambe all’ ambito educativo, sono differenti: all’ interno della scuola la psicomotricità viene proposta come momento integrativo dell’attività pedagogica- educativa, mentre nell’ ambiente extrascolastico la psicomotricità riveste l’ importante compito di configurarsi come un’occasione di socializzazione per i bambini in un setting protetto dove ad essere valorizzata non è solo la componente motoria, ma soprattutto quella relazionale- affettiva.

Valutando quindi le finalità dei diversi ambiti di intervento, vale la pena soffermarsi a riflettere sull’ importanza che può venire a ricoprire l’ambito educativo extrascolastico, per tutti quei bambini che stanno seguendo una terapia psicomotoria.

Vi farò ora un esempio, per cercare di rendere più comprensibile quello che sto cercando di dire.

Facciamo finta di avere un bambino di 6 anni affetto da sindrome di Down: Ettore (nome di fantasia).

Ettore viene seguito in terapia psicomotoria, supponiamo che questa abbia come obiettivi quelli di rendere Ettore il più autonomo possibile, quindi per esempio si lavorerà sulle autonomie di base come l’alimentazione, l’igiene ecc. Nella scuola dell’ infanzia di Ettore (dove è stato trattenuto un anno in più, data la sua patologia) inoltre è attivo un progetto psicomotorio al quale partecipano tutti i bambini della classe, in cui gli obiettivi sono quelli di far acquisire e consolidare le funzioni necessarie per un corretto sviluppo psicomotorio. I suoi compagni di classe però al pomeriggio frequentano anche un corso di psicomotricità presso l’ associazione sportiva del loro territorio (questa ovviamente è un’ attività di tipo educativo) e come abbiamo detto, Ettore fa già psicomotricità educativa a scuola, e psicomotricità individuale in forma terapeutica nello studio di uno psicomotricista.

Per quale motivo allora Ettore dovrebbe frequentare anche il corso extrascolastico al quale si sono iscritti i suoi amichetti? Senza contare il fatto che Ettore ha anche una disabilità importante, e quello è un corso educativo?

Beh, ognuno è libero di rispondere come crede ma io, da psicomotricista, sento che la risposta più professionale che posso darvi, è che per Ettore questo corso pomeridiano rappresenta quell’ occasione, di poter socializzare con gli altri coetanei, che tutti i suoi amichetti hanno già avuto; e in più la partecipazione al corso di gruppo crea ampie potenzialità alla terapia, che nel contesto di socializzazione può finalmente venir messa in pratica, restando però al tempo stesso, in un contesto privilegiato di attenzione alle difficoltà che Ettore presenta.

Per questi due motivi importanti: socializzazione con i coetanei in ambiente extrascolastico + consolidamento della terapia, credo che le attività di psicomotricità extrascolastiche siano una risorsa importante già per tutti i bambini, ma ancor di più là dove ci sia una disabilità.

Ma ora veniamo alla realtà: l’ Italia si sà, non è un paese per disabili, e anche nel contesto psicomotorio purtroppo questa affermazione non si sfata: se da una parte infatti sono fermamente convinta dell’ importanza e della necessità di far partecipare anche i bambini con disabilità a questo tipo di proposte; essendo poi la professionista che le attua, sarò anche onesta nel dire però che a livello pratico non è così semplice: per poter integrare e seguire correttamente questi piccoli all’ interno del gruppo, è infatti necessaria la presenta di un altro operatore, che possa restare a fianco del bambino e sostenerlo laddove la sua patologia gli impedisca di riuscire come gli altri. Avere un operatore in più però rappresenta in termini pratici un costo da sostenere. E a carico di chi poi?

Vorrei lasciarvi con questa domanda,convinta che questo articolo, vi abbia dato più di un tema su cui riflettere…

psicomotricità Marina Pavesi

La psicomotricità come attività principale negli anni della scuola dell’ infanzia

percorso psicomotorio: io e mamma insieme

Sempre più spesso i genitori mossi: dal consiglio delle maestre, da una cultura più sensibile ai bisogni del bambino e/o da uno stile di vita che lascia poco tempo libero agli adulti, sono alla ricerca di attività extrascolastiche in cui coinvolgere i propri figli più piccoli.

Ma se per i bambini dai 6 anni in poi, questo impegno extrascolastico, è ormai diventato una prassi comune, e non crea quindi grosse difficoltà di scelta ai genitori, per quanto riguarda i bambini della scuola dell’ infanzia capire verso che proposte indirizzare i bambini risulta fonte di grande perplessità e smarrimento. Non sono infatti solo i genitori ad essere spaesati, ma lo stesso ambiente scolastico che li invita ad attivarsi per i propri figli, spesso ha idee confuse o quanto meno piuttosto vaghe su quali siano le giuste attività verso cui muoverli.

Il risultato quindi è che le classiche attività rivolte ai bambini della scuola primaria, si ritrovano a dover inglobare anche le fasce d’ età della prima infanzia, rispondendo solo in minima parte a quelli che sono i bisogni di bambini così piccoli.

Un bambino di 3, 4, o 5 anni infatti ha senz’altro bisogno di “fare movimento” e quindi ben vengano le classiche attività di nuoto, danza e sport vari, ma attenzione alle modalità psico-pedagogiche di questi corsi, che non sempre, ma molto spesso, essendo nati per rispondere alle esigenze di bambini più grandi, vengono svolti da operatori non preparati per comprendere le dinamiche psico-affettive dei più piccoli.

Ecco perchè invece  la PSICOMOTRICITA‘, come attività extrascolastica, dovrebbe essere per quest’ età la scelta principale:

-il gioco psicomotorio si preoccupa di sviluppare non solo le capacità motorie del bambino, ma soprattutto quelle relazionali: sicuramente infatti è importantissimo saper camminare, correre, saltare o lanciare una palla correttamente; ma se poi questo gesto in mezzo ad altri bambini non riusciamo a farlo? o al contrario se non teniamo conto che se giochiamo con altri i tempi non coincidono con i nostri, ma dobbiamo rispettare quelli del gruppo? …

Ecco, se tutte queste abilità motorie le possediamo, ma non riusciamo a METTERLE IN RELAZIONE CON GLI ALTRI NELL’ AMBIENTE, possiamo veramente credere che queste ci siano in qualche modo utili?

-lo psicomotricista è un professionista preparato per cogliere le peculiarità caratteriali dei bambini nelle diverse fasce d’ età e riesce ad individuare quelle che sono devianze psicologiche anzichè normali manifestazioni caratteriali, e può quindi essere un punto di riferimento per i genitori: creando quel ponte tra le figure pedagogiche che stanno tutto il giorno con il bambino, e che sovente individuano le problematiche; e i genitori che, vuoi per il coinvolgimento affettivo, vuoi per una mancanza di conoscenze psico-pedagogiche, di fronte alle indicazioni delle insegnati si trovano spesso spiazzati ed increduli.

In definitiva quindi, un genitore che decide di iscrivere il proprio bambino al corso di nuoto ad esempio, senz’altro è degno di lode, perchè mosso dall’ intento di far fare al bambino un ‘ attività salutare; ma d’ altro canto, se si ferma a questo tipo di proposte che sono esclusivamente sportive, perde la possibilità di far vivere al bambino delle esperienze che egli vivrà come estremamente divertenti, perchè avvengono in un contesto ludico, che al contempo però rappresentano per il bambino una grande opportunità di poter esprimere la propria personalità in un ambiente contenuto, dove l’ operatore che propone l’ attività è un professionista che si distingue dalle altre professioni, proprio per la sua preparazione a considerare il bambino non solo sul piano motorio, ma soprattutto su quello affettivo- relazionale. La perdita quindi sarà anche per il genitore, che perderà la possibilità di avere un feedback professionale da una figura esterna all’ambito scolastico, ma interna a quello pediatrico, che potrà quindi portare all’ attenzione della famiglia quelle piccole problematiche che altrimenti, nei migliori dei casi, individuerebbero solo delle preparate e sensibili insegnati, con le quali spesso, per la paura di sentirsi giudicati, si fa fatica a confrontarsi.

psicomotricità

il rituale del disegno

Perchè il gioco è importante: a tutte le età!

“E’ nel giocare e soltanto mentre gioca che l’individuo, bambino o adulto, è in grado di essere creativo e di fare uso dell’intera personalità, ed è solo nell’essere creativo che l’individuo scopre il sé.”  D. Winnicott

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Il gioco è un ingrediente importantissimo per la sana crescita della personalità, tanto nel bambino quanto nell’adulto. E’ attraverso il gioco che il piccolo scopre l’interazione con gli altri e da qui sviluppa l’ EMPATIA: cioè la capacità di comprendere gli altri vivendo il loro punto di vista. Attraverso il gioco ognuno di noi cresce interiormente e si rende più sensibile verso l’ altro; e questi due momenti si sviluppano insieme, perché difficilmente si può capire l’altro se non ci si sa guardare dentro.

Ecco perché credendo fermamente nella neccessità di supportare la personalità di ognuno in tutte le fasi della vita, come psicomotricista oltre a svolgere corsi di psicomotricità per i bambini, mi impegno nello svolgimento di LABORATORI DI PSICOMOTRICITA’ rivolti a genitori e bambini assieme, perseguendo, attraverso l’ attività psicomotoria, il sostegno alla genitorialità.

Nei miei laboratori infatti utilizzo il GIOCO come mezzo fondamentale per aiutare gli adulti a:

1. scoprire delle attività, da poter svolgere anche tra le mura domestiche, per rinforzare il legame con il proprio bambino attraverso l’attività ludica;

2. riscoprire il proprio corpo, e il divertimento genuino che solo il gioco spontaneo sa generare.

 

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Perché giocare fa bene a tutti e a tutte le età!  🙂

Togliere il pannolino: suggerimenti pratici!

Cliccando sul link qui sotto vi si aprirà un articolo che riporta alcune semplici indicazioni di base, che potranno orientare i neo genitori ad affrontare la conquista di una grande autonomia per i propri piccoli: il CONTROLLO SFINTERICO!

Imparare a gestire pipì e cacca rappresenta infatti una delle tappe verso l’autonomia più importanti per il bambino, attraverso la quale, di riflesso, egli formerà anche la propria personalità.

E’ quindi fondamentale che i genitori siano pronti a supportare il proprio bimbo nella conquista di questo grande traguardo con sicurezza e senza ansie! 🙂

….Buona lettura!!!

Togliere il pannolino: suggerimenti pratici!.

Giochi senza frontiere: i giochi accessibili a tutti!!

Avatar di abclombardiaAssociazione Bambini Cerebrolesi Lombardia

IMG_0838 Finalmente Abc ,Associazione Bambini Cerebrolesi Lombardia , ha visto realizzarsi il primo dei giochi accessibili a tutti ,  che i bambini della scuola elementare di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese hanno ideato all’interno del percorso di progettazione partecipata del progetto Giochi senza frontiere -progetto per facilitare, incrementare e realizzare  progetti  partecipati per gli spazi urbani e naturali destinati ai bambini e agli adolescenti dell’hinterland milanese – Il percorso per il posizionamento del gioco è stato lungo e tortuoso, ma alla fine i bambini hanno visto concretizzarsi il loro gioco, frutto di un anno di lavoro!!!!!

Ai bambini di I e II elementare della scuola “B.Luini” di Sesto San Giovanni è stato chiesto: “Cosa significa gioco accessibile a tutti?” ; dopo un lavoro di confronto , discussione e condivisione di esperienze tra di loro e con gli operatori di Abc Lombardia, hanno risposto : “Un gioco è accesssibile a tutti…

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Video – incontro di psicomotricità-

Guardando questo video potrete rendervi conto di cosa si intende per gioco senso motorio, sperimentazione dello spazio, del ritmo e del rilassamento. Il video è commentato e sottotitolato in spagnolo in quanto nella cultura latino-americana, la psicomotricità è molto più popolare di quanto non sia in Italia, perciò sul web è molto più facile trovare materiali in spagnolo che in italiano; ad ogni modo guardando le immagini riuscirete comunque a capire di cosa si tratta…
BUONA VISIONE 🙂